La magia di Anafi nelle piccole Cicladi

Indossare la poesia

Poiché era fine ottobre, erano le cinque del mattino ed ero sola, la piccola Anafi ha deciso di indossare la poesia per accogliermi.

Ha indossato il blu e il viola del cielo con qualche stella.

La luce della luna stava dando il cambio al sole in una placida notte d’autunno.

Poiché ero sola ed ero felice di esserlo, questa piccola isola racchiusa in un pugno di case bianche e tanto azzurro intorno, ha fermato il vento che mi scompigliava i capelli nel silenzio di un’alba perfetta.

In lontananza soltanto il suono di una radio gracchiante da cui proveniva una incomprensibile melodia greca.  

Io e i miei tre compagni di viaggio abbiamo così attraversato il porto deserto, diretti verso il suono che ci richiamava al pulmino che ci avrebbe portati su alla Chora.

Nel silenzio dell’alba, su una strada tortuosa e nel buio, una manciata di casette bianche si avvicinavano sempre più, finchè dopo una ventina di minuti siamo arrivati al centro dell’isola. Deserta, di un bianco che splendeva pallido sotto il riflesso della luna, Anafi mi è parsa subito estremamente calda e accogliente.

Immancabilmente la proprietaria del mio studio, uno dei pochissimi se non forse l’unico aperto,  mi attendeva nella piazzetta principale per  farmi strada di lì a pochi metri di distanza.

Non ho resistito alla tentazione di vedere il sole che sorgeva dal portico di casa, con gli occhi aperti a stento, avvolta in una coperta e con una tazza di caffè tra le mani. Credo che se ci sia un’immagine che descriva la Grecia nella sua piena essenza sia questa: qualcuno che guarda un’alba con una tazza di caffè americano in mano. Tutti ci siamo passati, con gli occhi stropicciati dal sonno, ma pieni di gioia e meraviglia.

 Mi sono appoggiata sul letto e sono sprofondata negli arretrati di sonno del viaggio. Il giorno seguente la luce entrava forte in casa così come il sole caldo, l’isola mi dava il migliore dei suoi “benvenuto”.

Quello che poche ore prima era un pallido bianco, ora sotto la luce del sole mi appariva di un candido scintillante e luminoso, complici le strade deserte di fine ottobre della Chora.

Il bianco e il blu splendevano sotto i miei occhi nella perfezione tipica delle Cicladi. Il silenzio era così lo stesso della sera prima, che ho avuto quasi la sensazione di essere sola sull’isola. Mi sono guardata intorno, nessuno a cui chiedere, tutto chiuso. Ho fatto qualche passo alla ricerca di un bar in cui fare colazione prima di capire a pancia piena cosa fare e dove andare.

Lasciati trasportare dal posto

Quando vado in un posto sono sempre volutamente impreparata, non studio mai dove andare, cosa fare, i posti da vedere assolutamente. Sono una viaggiatrice improvvisata, mi piace pensare di andare in un posto e che il posto stesso mi porti in giro.

Accadono sempre cose se lasci che il posto e la gente ti parlino, se sei abbastanza pronto ad ascoltare.  Nella mia improvvisazione avevo fatto male un paio di calcoli: ad ottobre non ci sono autobus, tutti i noleggi sono chiusi… ma ho voluto vedere il positivo: avevo le scarpe da ginnastica!

Perché di strada ne dovevo fare tanta, ma proprio tanta. Ma essendo sola e avendo del tempo mi è parsa una ottima occasione per camminare e fare del trekking, assaporando l’isola con lentezza. Più che altro, diciamo la verità, non avevo scelta, perché in un paio di occasioni risalendo controvento, un motorino mi avrebbe fatto davvero comodo!

La piccola Anafi, come molte isole greche ha una chora abbarbicata in alto e a scendere è circondata dal mare per cui ogni giorno per scendere alla spiaggia più vicina facevo almeno 5 km ad andare e 5 km a tornare sotto il sole ed in salita, attrezzata di acqua a qualche piccola provvista poiché neanche a dirlo soltanto su una spiaggia c’era una taverna. Ho visto dei tramonti bellissimi e lenti, ferma sul ciglio di una strada, dall’alto con il sole che scendeva a picco sul mare.

Devo confessarlo, Anafi mi ha stregato. Tutti quei chilometri a piedi, le spiagge deserte ad eccezione di un paio di hippies su una spiaggia, l’unica taverna aperta in centro in cui, sarà che tornavo affamata, ma si mangiava benissimo. Le pochissime e gentilissime persone che ho incontrato. Il classico clima greco che mi ammalia il cuore.

Andare o restare?

Quando si dice viaggiare in solitaria… a metà settimana ho creduto di essere davvero sola sull’isola! E’ stato surreale ed affascinante, tanto che ad un certo punto mi sono detta: “…e se il mio traghetto di ritorno questa settimana non passasse??” Poi ci ho pensato ed in fondo non mi sarebbe dispiaciuto così tanto, il senso di smarrimento del primo giorno era andato via subito lasciando il posto ad una sensazione di libertà e pulizia dell’anima.

E invece, il traghetto è passato.

Se all’andata siamo scesi in 4, al ritorno, sempre in un improbabile orario notturno, sono arrivata da sola al porto con il solito pulmino dell’andata.

Ero cosi abituata ad andare a piedi che avevo dato per scontato di dover fare lo stesso per andare al porto. La sera prima salutando la proprietaria della taverna per curiosità avevo chiesto se ci fosse un mezzo in concomitanza con il traghetto settimanale.

Certo che sí, mi ha detto con stupore, un’ora prima della partenza dalla piazza passa il pulmino e prende i turisti. Mi sono sentita in dovere di rispondere che mi pareva essere l’unica turista da qualche giorno sull’isola e che nel caso, seppur di notte, sarei scesa a piedi senza problemi. Mi ha detto di stare tranquilla, di farmi trovare alle 4 all’ingresso della chora, qualcuno mi avrebbe preso.

Lo dico sempre, la Grecia è un atto di fede, o ci credi o hai sbagliato viaggio.

Alle 4 ero in piazza, in lontananza un gracchiare familiare di qualche suono greco. Il mio pulmino stava arrivando un’ora prima della partenza del traghetto, puntuale come mi era stato detto.

Sono salita da sola, ho pagato il mio euro e ottanta ed in 20 minuti sono arrivata al porto, sono scesa in perfetto orario e per un attimo, quando ho sentito quel suono allontanarsi, mi sono quasi vergognata di averne dubitato.

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