Granada, la città che se le chiedi ti dà

Arriviamo a Granada dopo aver peregrinato per giorni attraverso le regioni della Comunità Valenciana e Murcia, dove eravamo saltati velocemente da un luogo all’altro senza stare più di due notti nello stesso hotel – ad esser lunghi! Eravamo quindi stanchi di preparare le valigie quasi ogni giorno e desiderosi di viverci una città più tranquillamente rispetto ai giorni passati, per goderne l’atmosfera, le persone, il cibo, cose che ancora non ci era sembrato aver toccato con mano. Insomma, volevamo il pomalo, il take it easy, quella cosa inspiegabile ma fondamentale che rende il viaggio lento e assaporato – cosa un po’ difficile per chi vuole visitare la costa e l’entroterra da Valencia all’Andalusia in 18 giorni on the road, ma a noi piace raggiungere l’irraggiungibile…

La bellezza tra le colline

Io ero particolarmente carica di emozione perché ero stata a Granada 15 anni fa e ne avevo un ricordo bellissimo, di quei ricordi che forse solo i primi viaggi ben vissuti lasciano, e non stavo nella pelle per tornarci. In questo ci accompagnava la voce di Claudio Villa nella sua “Granada” come me la accennava il mio papà da piccolina, e allora tutto assumeva un che di eccitazione bambinesca, senza la quale, del resto, non godresti mai appieno quello che vivi – in particolare i viaggi.

Già dalla prima uscita in città, affamati e in cerca di un ristorante per il pranzo, ci siamo trovati davanti alle due facce di Granada: i viali e le piazze di una grande città da un lato, i vicoletti e le stradine tipici di un villaggio medievale dall’altro. Granada è bella per questo, per la fusione di due elementi che convivono e si rimbalzano a pochissima distanza, creando un effetto sorpresa in chi la visita. D’altronde come può non affascinare una città situata fra tre colline? Il Sacromonte, l’Albaicìn e l’Alhambra fanno sì che Granada, una volta usciti dal centro città, ti conduca verso queste alture da dove si può ammirare ciò che si staglia intorno, fra cui l’estesa Sierra Nevada.

Sacromonte

La prima sera, ad esempio, siamo andati al Sacromonte, quartiere gitano del XV secolo caratterizzato da bianche dimore rupestri, saliscendi e ripide stradine da dove abbiamo ammirato emozionati la splendida cornice dell’Alhambra al tramontar del sole.

Subito dopo non potevamo non andare ad uno spettacolo di flamenco, tipico di quella zona, peccato aver scelto l’opzione con terribile cena inclusa… ma questo è il costo di farsi prendere dall’entusiasmo e prendere i biglietti senza pensarci troppo! (Piccolo consiglio confermato in seguito da una guida locale: godetevi lo spettacolo di flamenco e la cena separatamente, quest’ultima preferibilmente in un ristorante non turistico, per una migliore esperienza delle due cose).

È proprio nelle note del canto del flamenco che si sente l’origine araba dell’Andalusia, con l’espressività drammatica delle ballerine che paralizza lo spettatore in una sorta di estasi provocata dal volteggiare degli ampli vestiti rossi e dal rumoroso battito di piedi e mani.

El Albaicìn

El Albaicìn è invece il quartiere arabo, il più antico di Granada, quello da cui ha origine la città: un labirinto di vicoli, piazzette e case dalle facciate intonacate di bianco. Come al Sacromonte, qui bisogna semplicemente lasciar andare le gambe e perdersi alla ricerca dei mirador da cui poter ammirare il panorama. Per i più coraggiosi, quello di San Miguel Alto è il più incredibile con la sua vista di Granada e dell’Alhambra. Assicuriamo grosse soddisfazioni a chi ama camminare e raggiungere le vette più alte! Se invece siete appassionati di religione, avrete l’imbarazzo della scelta fra Cattedrale, chiese e monasteri – bellissima, per unire entrambe le cose, la visuale regalata dall’abbazia del Sacromonte.

L’Alhambra

Infine l’Alhambra, palazzo-fortezza medievale nonché uno dei più importanti monumenti della Spagna, è la meta irrinunciabile per chi viene in visita a Granada. Questo complesso, visibile da gran parte del centro città perché situato su un colle, risale al periodo della dominazione moresca e fu costruito fra il XIII e il XIV secolo. In arabo significa qa’lat al-Hamra’, ovvero Palazzo Rosso. Il colore deriva dall’argilla rossa con cui sono state mescolate le pietre che, alla luce del crepuscolo, conferiscono al complesso un bel colore rosso scuro.

L’Alhambra è composta dall’Alcazaba (la fortezza), dai Palazzi Nasridi Arabi e dai giardini del palazzo estivo del Generalife, e avrete l’imbarazzo della scelta fra cortili, sale decorate, chiese cristiane, torri medievali. L’Alhambra fu una fortezza, un palazzo nazarí e una medina (piccola città) contemporaneamente; fino al 1492, quando si convertì in una corte cristiana dopo la riconquista di Granada da parte dei Re Cattolici. Nel 1984 l’Alhambra è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio Culturale dell’Umanità e ciò non stupisce, dato che è uno dei massimi capolavori dell’arte araba nel quale ammirare i colori, l’architettura, le statue, i dipinti.

L’Alcaiceria

Lasciando indietro la poesia dei monumenti e delle bellezze di questo meraviglioso posto, spostiamoci ora su argomenti più prosaici: a mio parere, lo shopping che facciamo in una città dà una misura di quanto ci sia piaciuta. Fra tutte quelle che abbiamo visitato, abbiamo comprato il maggior numero di oggettini a Granada, perdendoci fra i vicoletti dell’Alcaiceria del centro città, addobbati ad arte per le spese turistiche. Sarà anche una cosa di poco conto per i “veri viaggiatori”, ma quanto rilassa perdersi fra le incantevoli stradine di una città che si è amata e scialacquare qualche decina d’euro per cose che non sono sicuramente indispensabili ma che ci doneranno un piacevole ricordo dei giorni trascorsi lì?

Viaggiare è un’arte che bisogna praticare con comodo, con passione, con curiosità, e anche se questo nostro viaggio, rispetto ad altri, è stato meno rilassante, abbiamo ricercato la tranquillità nelle piccole cose: in un pranzo a base di melone, jamon serrano e cus cus in una deliziosa piazzetta, nei panorami mozzafiato, in un aperitivo accompagnato dalle note di una chitarra. Correre è bello ma, ogni tanto, fermarsi è meglio!

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