“Travel alone”, perché viaggiare in solitaria ci fa bene

Quali sono i timori e come superarli? Perché farlo almeno una volta nella vita e come affrontarlo? Vi racconto la mia esperienza


Travel alone, foto di una mia esperienza in solitaria

In questo articolo voglio affrontare un tema a me particolarmente caro che, posso serenamente affermare, ha cambiato il mio approccio e interpretazione di un viaggio. Da quel momento inoltre, si è concretizzata l’idea del blog traveldiary19 che state leggendo. Voglio parlarvi del “viaggiare in solitaria”; cosa ci spaventa affrontarlo? Quali sono i benefici che regala? Vi racconto la mia opinione.

Vi scriverò non solo raccontandovi la mia esperienza, ma prendendo spunto anche dai racconti di amici che hanno vissuto il “travel alone”, che si sono approcciati sia per volontà che per necessità. L’obiettivo è di spronare chiunque sia attratto da un’esperienza in solitaria ma non si sente completamente convinto/a, oltre a suggerire qualche buona pratica per affrontarlo al meglio. Quindi, secondo il mio punto di vista, vi racconterò:

  • Chi è il viaggiatore solitario?
  • Cosa ci spinge ad affrontare un viaggio da soli?
  • Quali possono essere i timori nell’affrontare un’esperienza senza compagno/i?
  • Quali sono i benefici che ne derivano?
Travel alone, a Singapore, durante un viaggio in solitaria

Chi è il viaggiatore solitario?

Generalizzazioni e stereotipi non piacciono a nessuno, ma dobbiamo ammetterlo, spesso immaginiamo chi viaggia in solitaria come una persona introversa, chiusa caratterialmente o poco incline all’adattamento; uno status di pochi che decidono di vivere in modo alternativo. Forse in parte è anche così, ma il trend di chi viaggia senza compagnia è sempre più in aumento, da chi con “zaino in spalla” affronta uno dei tanti cammini disseminati per il mondo a chi semplicemente decide di dedicarsi il periodo vacanziero solo a se stesso. E l’aumento di chi approccia questo tipo di viaggio si verifica in tutte le fasce d’età.


Cosa spinge a viaggiare da soli?

Sono sincero, è una domanda che mi sono spesso posto prima di scoprirne le mie personali risposte durante il primo viaggio in solitaria. Ed è la stessa domanda che ritrovo nell’espressione di alcune persone che, parlando del mio prossimo viaggio, mi chiedono “…ma con chi vai?” e alle quali rispondo “Da solo!” Parliamoci chiaramente, nonostante il trend sia in aumento, non è così diffuso il “solo traveller”, e chi lo è, può ancora incontrare sguardi di ammirazione, mista a diffidenza o curiosità.

Le motivazioni o cause che spingono ad affrontare un’esperienza in solitaria possono essere svariate: dalla necessità di mettersi alla prova, al voler vivere piú nel profondo un’esperienza di viaggio, o più semplicemente per cambiamenti organizzativi dell’ultimo momento (il classico esempio del viaggio della coppia che scoppia tra il momento della prenotazione e la partenza ahimè). E non esiste una causa più o meno nobile di un’altra; spesso, e parlo per esperienza personale, coltiviamo una volontà latente dentro di noi per molto tempo, ma abbiamo la necessità che un evento esterno, indipendente da noi, la concretizzi. Per me è successo proprio così; da tempo mi sfiorava l’idea di partire in solitaria, anche solo per pochi giorni ma, sia per possibilità che forse anche per coraggio, ho sempre posticipato.

Finché un giorno mi son ritrovato a dover scegliere: annullare un viaggio, nato per due, o partire affrontandolo da solo? Quel giorno i dubbi che mi ero posto in precedenza svanirono senza che me ne accorsi e decisi senza esitazioni che sarei partito; la voglia di viaggiare e scoprire prevalse su timori e dubbi.

A prescindere dalle motivazioni che spingono al “travel alone”, un aspetto accomuna le persone con cui ho avuto modo di parlare al rientro dall’esperienza: tutte ne hanno tratto enormi benefici, che vi racconterò alla fine dell’articolo.



Che cosa ci blocca

Ma se i benefici derivanti da un’esperienza in solitaria sono molteplici (e poi ve ne parlo), che cosa ci può bloccare nel prendere la decisione di provarla? Conoscete la “comfort zone”? Quell’insieme di amici, luoghi, oggetti, routine che compongono la nostra quotidianità e che ci trasmettono un senso di tranquillità e sicurezza? Bene, dovremmo altrettanto sapere che, uscire da queste situazioni ideali talvolta, provando esperienze nuove, ci renderebbe migliori. Facile dirlo, un po’ meno farlo, lo so.

Se siete abituati a viaggiare con amici, compagni/o, mogli o mariti, decidere di farlo soli vi presenterà sicuramente degli ostacoli, che vi sembreranno invalicabili, ma che vi posso assicurare, sono più superabili di quanto immaginiate. Per farlo è necessario essere coscienti di voler fare un salto oltre, di voler superare l’ostacolo mentale che vi blocca. Uscire appunto dalla propria “comfort zone”! Pensate a quante cose nuove scoprireste. Ma andiamo per gradi. Ho cercato di analizzare i principali ostacoli che potrebbero frenare, partendo dalla mia esperienza e dai racconti di diversi amici. Ovviamente è solo una lista, che potrebbe essere infinita, ognuno ha i suoi. Ma nella maggior parte dei casi, sono tutti superabili, più o meno agevolmente.

La lingua

Il primo ostacolo pratico, e forse il più frequente (soprattutto per gli italiani), è sicuramente la lingua. Non preoccupatevi, credo sia anche il più semplice da superare. Per iniziare potrete scegliere una meta italiana, o comunque una mediamente turistica dove l’italiano è abbastanza “masticato” dalle persone del posto. Per esempio alcune località della Spagna; non è necessario (e talvolta sconsigliato) volare oltreoceano come prima esperienza. E poi buttatevi…si avete capito bene, buttatevi. Posso assicurarvi che il mio livello di inglese non è da “english teacher”, ma nonostante ciò ho viaggiato ovunque e continuo a farlo senza problemi. Magari con qualche figura barbina, quello sí, ma in un modo o nell’altro mi son sempre fatto capire e ho compreso gli altri. Buona parte delle mie conoscenze della lingua inglese derivano proprio dai viaggi che ho intrapreso.

La noia

E se poi da solo/a mi annoio? Cosa faccio la sera? Con chi parlo?” Fidatevi, questo dubbio sparirà il primo giorno, a patto che vi apriate mentalmente alla possibilità di conoscere altre persone, del posto o viaggiatori come voi. Ho conosciuto molta più gente durante i miei viaggi che nelle serate milanesi (città in cui vivo) in locali vari. E sono quelle che arricchiscono maggiormente e che si vivono in piena libertà, perchè non vincolati da schemi societari quali casa, famiglia, lavoro, vicinato, etc..

Travel alone- In compagnie di nuove amicizie durante il viaggio nelle Marche

La sicurezza

Questa problematica mi è stata sollevata soprattutto dalle donne. Durante i miei viaggi ho incontrato tante donne in solitaria, anche nei posti più lontani e sperduti. Se dovessi farne una stima, probabilmente ho conosciuto più viaggiatrici solitarie che viaggiatori. I pericoli esistono ovunque, anche dove viviamo. È necessario seguire alcuni accorgimenti, ovvio, anche in virtù del luogo da visitare e indifferentemente che si sia uomini e donne: per esempio portare oggetti di valore solo se strettamente necessari ed evitare di esibirli in modo eccessivo vi renderà meno appariscenti agli occhi di eventuali malintenzionati; se si visitano paesi le cui religioni sono stringenti in termini di abbigliamento seguirne le usanze, anche se non obbligatorio per il turista, è comunque una pratica che ci farà vedere di “buon occhio” dai locali; evitare di avventurarsi in luoghi o situazioni poco frequentate se non si è più che certi di dove si stia andando o di chi si stia seguendo, soprattutto nelle grandi metropoli. Insomma, molte di queste accortezza le seguiamo già in qualsiasi grande città italiana.


Travel alone - la mia prima esperienza in solitaria a Milos, Grecia

Perché farlo almeno una volta nella vita – i benefici

E’ stato provato da diversi studi e personalmente posso confermarvi che di ritorno da un viaggio in solitaria, vi sentirete meglio. La maggior parte delle persone che mi hanno raccontato la loro esperienza, ne ha avuto dei benefici.

Primo su tutti, una crescita importante della propria autostima. Infatti, riuscire a concludere qualcosa, che poco tempo prima reputavamo difficile (se non impossibile), aiuta ad accrescere la considerazione di noi stessi. Molti specialisti in ambito psicologico inoltre sostengono che viaggiare da soli aumenti il livello di introspezione e ci dia lo possibilità di conoscerci meglio, con conseguente beneficio di capirci e accettarci maggiormente. Per me è stato così; proprio dopo questa esperienza ho deciso che avrei voluto raccontare e parlare di viaggi, sentivo la necessità di mettere al servizio di tutti le mie esperienze personali (tante o poche che siano), che possano spronare dove necessario, o solamente a regalare un’informazione utile. Già solo l’idea mi appagava, ed eccomi qui, proprio a scrivere sul blog.



Personalmente, l’aspetto che più preferisco del viaggiare da solo, è anche di riuscire ad immergermi maggiormente nella vita del posto; con tutti i limiti del caso e in relazione al luogo che visito, mi piace seguire le abitudini locali. Inoltre mi concentro maggiormente su ciò che sto vedendo e vivendo, senza interferenze esterne. Al giorno d’oggi siamo raggiungibili in qualsiasi parte del mondo grazie alla tecnologia, e siamo costantemente ricoperti da stimoli esterni di qualunque natura: casa, lavoro, famiglia, impegni vari…e durante un viaggio in solitaria posso finalmente ritagliare spazi solo per me, che in parte dedico all’introspezione e alla meditazione. Provate, giudicherete voi stessi i benefici.

In ultimo sarete voi, solo voi a decidere cosa fare, come e quando, sarete padroni del vostro tempo, almeno durante quel viaggio. Aspetto certamente più pratico e meno romantico, ma per questo non meno importante; molti viaggiatori che conosco mi hanno confidato di apprezzare l’esser da soli anche per questo motivo.

Unica controindicazione del viaggiare in solitaria? Che una volta provato non saprete più farne a meno. Io viaggio sia da solo che in compagnia, ma almeno uno all’anno in solitaria è ormai una necessità, una sorta di dipendenza positiva.

In conclusione

Con questo articolo vi ho raccontato la mia opinione del viaggio in solitaria, raccontandovi la mia esperienza e prendendo spunto dalle parole di altri viaggiatori come me. Spero di aver spronato qualcuno di voi, o anche semplicemente di aver dato uno spunto di riflessione.

E ricordatevi, che chi arriva a scalare l’Everest, ha iniziato a camminare come tutti noi; ponetevi un “micro target” per iniziare, una meta semplice, un viaggio magari breve. Vi servirà per prendere confidenza e capire le sensazioni che vi trasmetterà questa esperienza. E non dimenticatevi di farmi sapere come è andata, utilizzando i commenti o se preferite mandandomi un messaggio privato.

Buon Viaggio!!!

19 pensieri su ““Travel alone”, perché viaggiare in solitaria ci fa bene

  1. fatto un solo viaggio in solitaria (a parte qualche weekend), anche nel mio caso dopo un progetto a due non andato a buon fine. Gli amici avevano già i loro piani di coppia e gli altri preferivano mete marine o villaggi turistici. Alla vacanza sedentaria (che odio)ma in compagnia, ho preferito un viaggio, anche se sola. Dopo lo scoglio della partenza (pensando “ecco, sono la sfigata che viaggia da sola…etc etc), ne ho scoperto i benefici. Un viaggio non solo all’estero, ma anche e soprattutto dentro di me. Potevo farcela e anzi… era pure piacevole! Ho conosciuto tante splendide persone: nonostante siano passati tanti anni sono ancora in contatto con alcune di loro. Oggi ho una famiglia e vedo il mondo con gli occhi anche dei miei figli, ma qualche volta, in alcuni momenti della mia vita, avrei bisogno di ripetere l’esperienza in solitaria

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  2. Post di grande ispirazione! Io ho viaggiato da sola una volta, per motivi di studio, e riconosco perfettamente i benefici di cui parli tu: il viaggio in solitaria migliora davvero il rapporto con il nostro io, ci aiuta a capirci di più e a capire meglio il mondo che ci circonda!

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  3. Post di grande ispirazione! Io ho viaggiato da sola una volta, per motivi di studio, e riconosco perfettamente i benefici di cui parli tu: il viaggio in solitaria migliora davvero il rapporto con il nostro io, ci aiuta a capirci di più e a capire meglio il mondo che ci circonda!

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  4. Viaggiare da sola è la mia specialisti: tuoi ritmi e tuoi tempi. Certo, l’idea della noia all’inizio sfiorò anche me: ma dopo qualche ora nella mia destinazione i dubbi sono andati via!

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  5. L’esperienza di un viaggio in solitaria, se da un lato può spaventare, è sicuramente un’occasione di crescita personale. L’ho fatto quando ero ragazza ma ora mio marito non mi lascerebbe mai andare. Eppure qualche volta è anche un modo per ritrovare sé stessi e la propria pace interiore, soprattutto in momenti difficili è qualcosa che avrei voluto fare.

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