Koufonissi tu mi tradisci, ma io ti perdono…forse!

Breve storia triste di un’isola stupenda che fu paradisiaca


Capita anche a voi di affidare ai luoghi che visitate una valenza umana, sentimentale? Tanto spesso sento dire “quel posto mi ha rapito il cuore”…non so che senso associate a questa espressione, ma quello che le do io è lo stesso provato per quest’isola greca della Piccole Cicladi, Koufonissi: mi rapì il cuore nel 2006 e non me lo restituì quando la rividi oltre dieci anni dopo. Lei è un’isoletta delle piccole Cicladi, geograficamente situata a sud di Naxos e a nord di Amorgos. E’ formata in realtà da due piccolissime isolette, Ano Koufonisi e Kato Koufonisi, ma per praticità si parla sempre della prima, perché la seconda è pressoché disabitata, se non da una taverna che apre in giornata per accogliere qualche curioso in escursione.



Dove sono capitato?

“Perché le ho dato retta?!” Questo fu il pensiero che continuava a girarmi nella testa dopo oltre due ore di aereo Milano-Atene, nove ore di traghetto lento (anzi lentissimo) dal Pireo, durante una notte d’agosto del 2006. Ma a chi non avrei dovuto “dare retta”? Vi starete giustamente chiedendo… Ma andiamo per gradi.

Quella mattina mi ero svegliato prima dell’alba per poter prendere per tempo, prima un treno regionale ovviamente in ritardo dalla periferia milanese, poi in coincidenza il Malpensa Express, quest’ultimo ovviamente in orario. Obiettivo: raggiungere l’aeroporto di Malpensa per il volo Milano-Atene. Risultato: primo Malpensa Express perso, si prende il successivo. Fu così che il largo anticipo calcolato “per sicurezza” diventò da subito ansia di perdere l’aereo.

Dopo corse varie per raggiungere il gate in orario, metropolitane ateniesi in manutenzione che mi obbligarono a dirottare la strada per il Pireo (porto di Atene) su un autobus, raggiunsi nel pomeriggio il porto della capitale greca. Mi imbarcai sulla Blue Star Ferries, la nave che mi avrebbe portato su quell’isola che mi dissero paradisiaca, dopo ben nove ore di navigazione.



Fu proprio dopo nove ore di traghetto e dopo lo sbarco che il pensiero “perché le ho dato retta?” si fece assordante nella mia mente. Perché ho dato retta a mia sorella, che rientrata da una vacanza a Koufonissi l’anno prima mi disse che avrei dovuto visitarla quanto prima. In effetti le foto che mi mostrò non lasciavano dubbi, l’isola sembrava una meraviglia. Ma quando sbarcai alle due di notte in mezzo al buio quasi completo, se non per un lampione arrugginito del porto, l’unica frase che risuonava nella mia mente era “perché le ho dato retta?”

Al porto di Koufonissi eravamo sbarcati in tre, io e una coppia di giovani greci che poco masticavano d’ inglese (come me del resto); la Blue Star faceva diverse fermate prima di Koufonissi, e tutti i passeggeri sembravano esser scesi a quelle precedenti. Eppure un’ometto greco, che dalle rughe pareva saperne, mi disse che quella era la mia fermata.

Dubbioso, chiamai il numero della signora che mi avrebbe affittato uno studio (una stanza) per la mia permanenza. Nessuna risposta! Ai tempi non era semplice come oggi gestire prenotazioni online, tanto meno per un’isola che in Italia era pressoché sconosciuta. Tutta la fase di “prenotazione” si basò esclusivamente sulla fiducia…niente anticipo, niente mail di conferma con nome per effettuare il check-in…il concetto era “tu vieni, un posto lo si trova, quando arrivi chiama”. Con il mio zaino in spalla, cercai quindi di richiamare dalla mia memoria il percorso che il figlio della signora greca mi aveva spiegato in inglese per telefono qualche settimana prima.

Dopo un quarto d’ora di cammino (fortuna che l’isola è piccola), grazie alla luce di una torcia da campeggio sempre con me, arrivai alla casa che mi avrebbe ospitato; la riconobbi grazie al suo bel mulino in ingresso e al cartello scritto a pennarello sul fondo di una cassetta da frutta “Room to Let”, una visione paradisiaca per uno straniero che arrivava in piena notte come me.

La Signora Ioanna, una donnina sui settant’anni avanzati, era ancora sveglia ad aspettarmi e, alzandosi dalla sedia color blu in vimini intrecciato, con voce ferma mi chiamò “Darious?!” …Non era poi così difficile riconoscermi in mezzo a tutto quel deserto. Pochi e rapidi convenevoli, per lo più gestuali (lei parlava solo greco), e dopo avermi mostrato il mio alloggio, si spensero le ultime luci rimaste. La mia avventura era appena incominciata.

Amore a prima vista

Passata la notte è tempo di innamorarsi. Si dice “il buongiorno si vede dal mattino” e se il detto era vero si prospettava un soggiorno indimenticabile, koufonissi quella mattina aveva deciso di farsi perdonare la fatica del viaggio per raggiungerla e il benvenuto notturno un po’ complicato. Questo è quello che apparve ai miei occhi appena svegliato.


Ma non era certamente finita lì. Da quella scogliera, timidamente illuminata da un giovane sole che restituiva agli occhi tonalità dorate e blu cobalto, sarebbero nate giornate indimenticabili. Giornate di atmosfera greca tipica cicladica, di casette bianche che acciecano la vista sormontate da tetti blu, di spiagge argentate di sabbia talmente fina da sembrare polvere di diamante, da migliaia di sfumature di blu, azzurro e verde delle sue acque cristalline.

Se una mattina avevo voglia di starmene con me stesso andavo verso l’ultima spiaggia, quella di Porì. Non sono mai arrivato in fondo senza trovare un’angolo deserto dove poter passare qualche ora. Riuscite ad immaginare la bellissima spiaggia di Italida completamente deserta in pieno agosto? Un’oasi di relax e serenità.

Le mattine che invece volevo un po’ di “movimento” tiravo lungo fino a Porì, che essendo presidiata da una tavernetta, attirava i pochi turisti presenti sull’isola, quasi tutti greci. Ovviamente a piedi, passeggiare lungo la costa che porta a fine isola regalava una meraviglia di colori, e quando il sole batteva troppo forte mi rinfrescavo con un tuffo veloce. Tutto sotto gli occhi di Keros, che controlla ciò che accade a distanza di qualche miglia marine. Keros è un’isola disabitata, che vista da Koufonissia da la parvenza di una donna sdraiata in mare…si notano le sue forme, la fronte, il mento, il seno, le gambe.


Se poi era una giornata pigra andavo al porto, che distava 5 minuti a piedi, e aspettavo il caicco che faceva il giro di tutte le spiagge dell’isola. Un barchino di ex pescatori gestito da due fratelli poco più che adolescenti dalla pelle color cioccolato, frutto di quell’abbronzatura naturale del lavoro all’aria aperta. Il più grande al timone comandava il più giovane, che litigava con le cime, da un capo all’altro dell’imbarcazione. Il caicco non aveva orari, o meglio, li aveva ma erano il frutto del tempo che impiegava a percorrere il tratto dal porto a Porí passando per le altre spiagge e ritorno; ogni giorno diverso dall’altro. Chiamavi le fermate all’imbarco e donavi 1€ a tratta. Potevi anche darne 2 al ritorno se preferivi, tanto prima o poi sull’isola ci si rincontrava da qualche parte.



Calata la sera, il rituale era scegliere una delle poche tavernette della Chora, che dispensavano Grecia in ogni piatto servito; la mussaka, il pasticcio, la orta, il pollo vero, quello realmente allevato a terra, le patate sbucciate, tagliate e tuffate nell’olio bollente, e tanto pesce arrivato la mattina dalle barche dei pescatori…quell’anno le acque erano calme e il mare particolarmente pescoso mi dissero. Fu quell’anno che scoprì il rakomelo, un liquore a base rakija (distillato tipico dei paesi balcani) con aggiunta di miele e spezie varie (generalmente cannella, cardamomo e chiodo di garofano), servito a piacimento sia caldo che a temperatura ambiente. Buonissime entrambe le versioni!!!


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Una sera conobbi la coppia greca con cui sbarcai all’arrivo, che da diversi anni frequentavano l’isola d’estate. Da buon greco lui mi disse: “Stasera vieni a cena con noi, mangiamo pesce e balliamo il sirtaki”; uno di quegli inviti che per sostanza e modi non puoi rifiutare. Così conobbi la taverna sul mare ad Agios Nikolaos, dove mangiammo tanto pesce, di ogni specie, e bevemmo tanto ouzo, rakí e rakomelo…e quindi ballammo, ballammo tutta la notte musica greca. Con Dimitri nacque una bella amicizia che ancora coltiviamo a distanza. Un anno dopo passai da Atene e fui suo ospite; mi portò in giro per tutta la città come fossero amici di lunga data e ci fossimo visti il giorno prima. Amo l’ospitalità greca.


L’amaro ritorno

Sono pochi i luoghi dove solitamente ritorno una seconda volta. Non ho una regola in tal senso, mi lascio trasportare dal cuore. Koufonissi fu uno di quei luoghi che avrei frequentato nuovamente. Non dimenticai la sua atmosfera e mi ripromisi di ritornarci. Fu così che dieci anni dopo, nel 2016 decisi di passare nuovamente le vacanze in questa piccola perla delle Cicladi.

Già dall’organizzazione del viaggio fatta mesi prima mi accorsi che qualcosa era cambiato. Non era più necessario fare scalo ad Atene e imbarcarsi via mare (unica soluzione nel 2006), ma era ora possibile volare fino a Santorini direttamente dall’Italia, dove poter prendere un traghetto veloce che in poche ore raggiungeva l’isola sospirata. Anche alla prenotazione dell’alloggio rimasi sorpreso. Ovviamente contattai subito la signora Ioanna e fu grande lo stupore nel sapere che la sua struttura era sold-out già ad aprile per agosto.



Affidai la mia ricerca al web e mi apparve una quantità di offerte di alloggi a Koufonissi impressionante. Il numero delle strutture era cresciuto a dismisura, tanto che mi risultava difficile capire dove si potesse far stare tutto quel cemento.

Arrivai a Koufonissi più o meno nelle stesse date di dieci anni prima, pieno agosto. Questa volta eravamo un gruppo molto più corposo allo sbarco dal traghetto sull’isola; a dirla tutta, non avendolo prenotato anticipatamente, mi fu impossibile imbarcarmi sul primo disponibile a Santorini per mancanza di posti e dovetti ripiegare sul secondo. Rimasi molto colpito nel vedere che anche qualche automobile si accingeva a sbarcare sull’isola; poche chiaramente, ma il ricordo della mancanza di strade asfaltate e la minuscola dimensione dell’isola, rendevano troppe anche quelle due o tre.


I miei ricordi erano stati parzialmente traditi. L’isola era ovviamente rimasta delle stesse dimensioni, ma la quantità di cemento era notevolmente aumentata. La collinetta alle spalle della spiaggia del porto era stata completamente punteggiata di casette bianche e muretti a secco che dividevano le diverse proprietà immobiliari. La Chora raddoppiata in dimensioni tra strutture ricettive e ristoranti/taverne molto più assomiglianti ai locali milanesi che alle vere taverne greche. Le vere taverne greche, quelle delle tovaglie a quadri tenute salde dagli elastici che altrimenti il vento le porta a mare, quelle delle sedie in legno e vimini, quelle che se il tavolo è libero il posto c’è, anche se non hai prenotato…insomma, quelle che mi mancavano. Melissa, la mia taverna preferita della prima esperienza, era rimasta quella di sempre, e per questo gettonatissima; poteva capitare di aspettare anche un’ora prima di sedersi.


Il villaggio di Fanos, in origine due casette e una taverna con una dozzina di posti a sedere, ora contava diverse decine di studio a schiera, ognuno con il loro patio, e una taverna ristorante con molti posti a sedere. Ricordo ancora la strada fatta con Dimitris dieci anni prima, completamente al buio per raggiungere la taverna di Nikolaos; per percorrere quel tratto dal porto ad Agios Nikolaos bisognava affidarsi al solo bagliore della luna e avere una torcia da campeggio come la mia. Ora quel tratto è stato edificato di bellissime casette singole con patio esterno vista mare.

Anche i nomi di alcune località son cambiati o forse nati addirittura da zero: prima era “la spiaggia del porto” ora è Ammos Beach; la Piscina, un grande “buco” nella roccia costiera collegato al mare sott’acqua, è diventato “Devil’s eye”…ecco, io l’avrei valorizzato meglio con un “Paradise eye”, più invitante.

Ti perdono…forse!

Fu così che il ritorno a Koufonissi, dieci anni dopo, mi lasciò un po’ sconsolato; mitigai la delusione trascorrendo due giorni di quella vacanza ad Amorgos, che invece ritrovai rude e genuina come la lasciai la prima volta. Visitai anche lei nel 2006, ma con Amorgos è tutta un’altra storia che vi ho già raccontato in questo articolo.

Ora vi starete chiedendo: “ma allora Dario, vale la pena oggi visitare Koufonissi o meno?” Dalle premesse del mio racconto sembrerebbe di no, sembrerebbe che abbia ormai perso il suo fascino di isola semi-sconosciuta e la sua atmosfera greca e genuina nella sua semplicità. Ma il suo mare rimane uno dei più belli delle Cicladi a mio avviso e le sue spiagge di un bianco accecante.


E’ per questo che la perdono, pur essendosi lasciata trasportare dall’inevitabile irruenza di un turismo di massa, che sicuramente ha giovato all’economia locale, ma che le ha rubato parte della sua unicità. Se dopo questo racconto siete indecisi se visitarla o meno, vi consiglio di farlo nei mesi meno turistici; evitate agosto, mese di grandi transumanze italiane e di servizi sicuramente più onerosi. Privilegiate maggio o giugno, o anche fine settembre. Nelle piccole Cicladi non è inconsueto trovare temperature calde anche a estate terminata. Non troverete l’isola brulla e semi deserta di molti anni fa, ma potrete ugualmente godervi con più serenità un’atmosfera più greca e rilassata, in uno scenario marino stupendo.

Buon Viaggio!

16 pensieri su “Koufonissi tu mi tradisci, ma io ti perdono…forse!

  1. Pur non essendoci ancora stata, comprendo molto bene quello stato di delusione che hai vissuto una volta messo piede la seconda volta nell’isola…si parte carichi di aspettative, indossando gli occhiali portati a casa dal primo viaggio.
    Accolgo il tuo saggio consiglio e valuterò di visitarla al di fuori delle ondate di alta stagione 😁

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  2. Ti capisco, a me è successo di rimanere delusa in diversi luoghi in India. Adesso sono invasi da turisti selvaggi ed instagrammers compulsivi che non capiscono nemmeno dove si trovano.
    Delle volte è meglio non tornare nei posti, ma come si fa a saperlo prima?
    In altri, invece, ci sono tornata ed avevano mantenuto la stessa magia.

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  3. Secondo me vale la pena lo stesso, anche se dopo 10 anni il cemento è triplicato e il numero di turisti aumentati a dismisura. Ovviamente l isola non può essere rimasta uguale a quella che avevi lasciato…ma rimarrà sempre la tua isola, con tanti ricordi e tantissime emozioni.

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  4. A me è successo tornando a Mont Saint Michelle. Ho trovato un isola completamente stravolta dal cemento, che ha perso tutta la magia delle maree a causa di un turismo sfrenato e incontrollato. L’ho lasciata con tanto amato in bocca, ricordandola come la vidi la prima volta. Magica e selvaggia

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  5. Anch’io non torno solitamente nello stesso posto, di alcuni posti, soprattutto visitati tanti anni fa, ho degli splendidi ricordi ed oggi sono sicura che non li troverei più così.. forse meglio non tornare e conservare solo un bel ricordo

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